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venerdì 27 marzo 2009

Altre analisi dei filamenti di ricaduta: sono polimeri artificiali!

Pubblichiamo un importantissimo articolo dell'amico Tursiops relativo all'analisi di filamenti di ricaduta: si tratta di polimeri che sono stati esaminati in laboratorio dal biologo Giorgio Pattera le cui conclusioni sono riportate nel testo. Le acquisizioni dello scienziato sono un'ulteriore conferma di quanto ipotizzato mesi addietro, ossia le fibre rilasciate nell'atmosfera con gli aerei chimici sono di origine artificiale. Si tratta per la precisione di biopolimeri in grado di interfacciarsi con gli organismi viventi.

Il giorno 08 novembre 2008 i cieli di Buccinasco (ma non solo) furono solcati da innumerevoli aerei che rilasciavano abbondanti scie chimiche. Ciò che destò la mia preoccupazione fu la vista di moltissimi filamenti bianchi che cadevano letteralmente dal cielo.

Non mi era mai capitato di assistere ad un avvenimento simile e, mosso da apprensione e curiosità, decisi di raccogliere diversi campioni di quei filamenti da far analizzare.

Spedii quindi alcuni di queste fibre, raccolte in diversi punti, ad un biologo, Giorgio Pattera. Egli gentilmente li analizzò in modo scientifico sulla base degli strumenti e dei saggi disponbili e attuabili. Tali risultati, a dir poco interessanti, furono presentati in anteprima al 17° simposio mondiale sull'Ufologia tenutosi a S. Marino lo scorso weekend. In precedenza, personalmente, avevo provato ad analizzare con quanto era in mio potere, tali campioni notando delle particolarità per quanto riguarda le loro caratteristiche ottiche (microscopia in campo chiaro ed a fluorescenza). Successivamente restai in attesa dei risultati provenienti da analisi più mirate e massicce.

Inizialmente cercai informazioni in Internet (evitando accuratamente i siti di disinformazione) e le mie ipotesi si focalizzarono sui seguenti ambiti:

- capelli d'angelo
- polimeri artificiali

Conoscendo abbastanza bene la fauna e la flora del mio territorio ed osservando lo stranissimo comportamento di tali polimeri, scartai subito l'idea che potesse trattarsi di un prodotto di origine animale o vegetale per vari motivi, tra cui l'assenza di aracnidi sui suddetti filamenti o nei loro paraggi, la particolare elettrostaticità e "appiccicosita'" nonché la lunghissima permanenza, anche a distanza di mesi, di tali filamenti. Le ragnatele naturali, invece, si degradano nell'arco di un paio di settimane.

Una correlazione importante è il legame tra la caduta di questi polimeri (o meglio, biopolimeri) e le scie chimiche. Quel giorno poi in varie parti di Italia furono avvistati degli O.V.N.I. e sempre a Buccinasco notai due caccia militari volare in formazione, come se fossero impegnati in uno scramble.

Il riassunto dei risultati delle analisi che riporto di seguito vuole essere una tessera che va ad aggiungersi alle prove dell'esistenza quanto meno anomala di fenomeni che accadono sopra le nostre teste e che, a mio avviso, hanno una comprovata origine artificiale e militare.

Desidero quindi riportare in questa sede alcuni estratti della relazione pervenutami pochissimi giorni or sono.

I "polimeri di ricaduta" esaminati:

- NON SONO sicuramente la produzione (che risulterebbe a livello industriale, fra l’altro, per coprire l’estensione territoriale Vercelli–Milano/Bologna–Ferrara !) delle ghiandole serigene dei cosiddetti “ragni d’alta quota”, la cui esistenza (dal punto di vista entomologico) lasciamo appannaggio delle “leggende metropolitane”, con buona pace del C.I.C.A.P.

- NON SONO assimilabili, nemmeno lontanamente, ai filamenti di “bambagia silicea” (o “capelli d’angelo”, “cheveux d’ange” in francese: si volatilizzarono in breve tempo, quasi “sublimandosi” a contatto delle mani, a differenza di quelli in oggetto, tuttora resistenti), caduti in concomitanza col passaggio a bassa quota di O.V.N.I., su Oloron nel 1952 e su Firenze nel 1954. In quest’ultimo caso, grazie all'intraprendente solerzia di uno studente, allora laureando in Ingegneria, si è potuta eseguire l’analisi chimica dei filamenti presso l’Istituto di Chimica analitica dell’Università di Firenze. Il referto analitico conclude lapidariamente: “Sostanza a struttura macromolecolare, contenente boro, silicio, calcio e magnesio. In linea puramente ipotetica, potrebbe trattarsi di vetro borosilicico. Firmato: il Direttore, Prof. G.Canneri”.

Dopo aver eseguito diverse analisi (prove di combustione, misurazione pH, prove di solubilità, saggi coi reattivi di Loewe e Schweitzer etc.), tali filamenti parrebbero presentare alcuni comportamenti simili alla seta (simili, non uguali).

Che senso ha parlare di “seta volante” ?

Sono state formulate tre ipotesi:

1) - I filamenti analizzati sarebbero da collegarsi, in qualche modo, al sorvolo delle località interessate per opera di oggetti volanti non identificati, così come riferito da numerosi testimoni: situazione simile, pertanto, a quelle già citate (Oloron, 1952; Firenze, 1954), con l’unica differenza consistente nel tipo di sostanza ricaduta al suolo (borosilicato contro polimeri organici). Anche oggi, come allora, restano sconosciute le motivazioni di tale “pioggia”.

2) – I filamenti analizzati sarebbero un “sotto-prodotto”, una conseguenza “accessoria” del progetto (si dice a carico della N.A.T.O.) di modificazioni climatiche, al fine di prevenire la formazione di eventi atmosferici turbolenti (uragani, precipitazioni intense, trombe d’aria), particolarmente disastrosi per il continente europeo. Tale progetto verrebbe messo in atto mediante il rilascio in atmosfera, per mezzo di aeromobili privi di contrassegno identificativo, di particolari elementi (bario, ioduro d’argento etc.) in grado, per l’appunto, di influire sul clima, impedendo o favorendo la formazione di nubi e le relative piogge. Questa azione diretta sul clima è già stata sperimentata con successo durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Mosca, nel 1980, grazie ad un’intesa (al tempo segreta e trapelata solo dopo la caduta del muro di Berlino) fra l’aeronautica sovietica e quella statunitense. Ma anche oggi possiamo notare gli effetti della dispersione delle suddette sostanze nei nostri cieli: entro 48 – max. 72 ore dalla comparsa delle “chemtrails”, rilasciate da velivoli non identificabili nell’atmosfera tersa, si osserva la comparsa di formazioni nuvolose, seguite da precipitazioni più o meno intense.

3) – I filamenti analizzati sarebbero il risultato di un processo di polimerizzazione di sostanze organiche (bio-polimeri di sintesi), realizzato artificialmente ed impiegato come “supporto” di altri componenti (polveri metalliche?), allo scopo di diffondere nell’atmosfera un “aerosol”, atto a potenziare ed estendere, nello spazio e nel tempo, la riflessione delle onde elettromagnetiche (radar, comunicazioni radio, trasmissioni satellitari); il tutto, ovviamente, a scopi militari di controllo e di “intelligence”. Questa ipotesi è quella più plausibile, dato che una delle proprietà della seta è quella di fissare con facilità sali di alluminio, ferro e stagno, con formazione di sali basici insolubili. In altre parole, questi polimeri bio-sintetici fungerebbero da “adiuvanti” nella nebulizzazione aerea di composti metallici non meglio rilevabili, comportandosi come i sistemi di diffusione dei semi da parte del vento, usati da alcune essenze vegetali (tarassaco, tiglio etc.). Si tenga conto anche del fatto che (sicuramente su Parma, mentre non abbiamo riscontri per le altre località) la ricaduta così copiosa di “ragnatele” si è avuta dopo un intenso via-vai di aeromobili non identificabili, che hanno disegnato sulla verticale della zona una “scacchiera” di scie (ma diverse da quelle “normali” di condensazione dei gas di scarico dei jet, per forma, dimensione ed insistenza temporale), denominate per l’appunto “chemtrails”, come osservato da numerosi testimoni oculari.


A mio parere, queste analisi sono state molto utili e scientificamente attendibili nel dimostrare l'evidente anomalia del fenomeno in questione. Purtroppo, essendo tali filamenti di origine "non naturale", i saggi scientifici convenzionali possono non essere adeguati, ma questa è un'ulteriore prova dell'eccentricità del fenomeno. I biopolimeri sono un metodo piuttosto efficace nell'interfacciare componenti artificiali con substrati o targets naturali (viventi). Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui tali polimeri assomigliano alla seta. Tale materiale, infatti, è biocompatibile e viene impiegato non solo per il vestiario, ma anche in altri ambiti: recentemente, ad esempio, ha trovato applicazione in ambito biotecnologico.

Nell'articolo di Katherine Bourzac intitolato Le vie della seta, infatti, si può leggere: "Un semplice procedimento, messo a punto dal bioingegnere F. O., alla Tufts University, trasforma i bozzoli dei bachi da seta in congegni ottici per applicazioni biologiche. [...] O. sostiene di aver compreso che la seta era ottima non solo per camicie e cravatte, dopo un colloquio con David Kaplan, il responsabile del Dipartimento di Ingegneria biomedica della Tufts University, con cui condivide l’ufficio. Kaplan trasforma le proteine della seta in impalcature che ospitano cellule per i tessuti biologici modificati, tra cui gli impianti corneali. La seta, la fibra naturale più resistente mai conosciuta, è apprezzata dagli esperti di ingegneria dei tessuti, perché è solida da un punto di vista meccanico, ma degrada in modo innocuo nell’organismo.

Fisico di formazione, O. ha intuito che, se la seta produce ottime cornee artificiali, lo stesso meccanismo poteva replicarsi con i congegni ottici. In effetti, come si è visto, i suoi dispositivi prodotti con la seta funzionano bene quanto quelli realizzati con i materiali ottici tradizionali, quali il vetro e la plastica, se non in alcuni casi addirittura meglio. Inoltre, a differenza di questi materiali, la seta non deve essere trattata ad alte temperature o con solventi chimici.

Questa è una delle ragioni per cui l’uso della seta è perfetto per i sensori; infatti, poiché i dispositivi serici si possono produrre in un ambiente favorevole, è possibile nella fase di allestimento incorporare molecole biologiche aggiuntive (come le proteine). Queste molecole servono come sensori che, una volta integrati nei dispositivi serici, possono rimanere attivi per anni. Nei congegni che Omenetto e Kaplan stanno sviluppando, le proteine racchiuse nel materiale ottico si legano in modo efficace ad un obiettivo, come l’ossigeno o una proteina batterica; quando ciò accade, la luce trasmessa dal sensore cambia colore
".

Quale modo migliore per i militari per controllare la popolazione? L'impiego di biopolimeri è molto utile per ridurre al minimo le possibili reazioni allergiche, anche se il Morgellons potrebbe essere proprio un effetto collaterale della dispersione (sperimentazione) di tali filamenti sulla popolazione tramite le scie chimiche. Sono sperimenti ed operazioni su vasta scala che vedono ignari cittadini trasformarsi in vere e proprie cavie da laboratorio.

Leggi qui l'articolo sul blog Sciebuccinasco

Link al documento pdf con le analisi complete.



Fote: Tanker Enemy

giovedì 5 marzo 2009

Armi spaziali, controllo del clima e scie chimiche

Pubblichiamo la traduzione di un estratto desunto da un corposo documento ufficiale dell'Aeronautica statunitense (U.S.A.F.): questo testo informa sui portentosi e micidiali sistemi d'arma di cui dispongono i militari e che sono sovente legati all'operazione "scie chimiche", intesa in senso lato. Bisogna precisare che non si tratta di brevetti, ma di apparati tecnologici già sperimentati ed usati in teatri di guerra ed altrove. Alla luce di queste informazioni sulle tecnologie belliche, certi fenomeni che paiono inspiegabili, come gli incendi spontanei divampati a Canneto di Caronia ed in altre località, possono essere letti in un loro preciso contesto. Si tratta di roghi appiccati con le armi a microonde descritte nel documento? Probabilmente sì. Nel testo si trova la conferma che i fenomeni meteorologici sono controllati, ad esempio con l’inseminazione delle nuvole e con la distribuzione di smart dust. Sconcertante, almeno per i profani, il riferimento ad un sistema d'arma per contrastare navicelle spaziali (spacecraft).


Microrobot d’attacco

Breve descrizione

I microrobot d’attacco costituiscono un tipo di sistema altamente miniaturizzato (delle dimensioni di un millimetro) che può essere usato per colpire sia in modo individuale sia in modo globale un bersaglio. Sono possibili vari metodi per diffondere questi microrobot, inclusa la dispersione come aerosol, il trasporto da grandi piattaforme, il tutto con una piena autonomia nel volo e nell’avanzata strisciando. L’attacco viene sferrato grazie ad una varietà di strumenti robotici, elettromagnetici o materiali energetici. Alcuni sensori microrobotici sono necessari per l’acquisizione del bersaglio e per l’analisi.


Proiettore olografico atmosferico

Breve descrizione

Il proiettore olografico crea un’immagine tridimensionale in qualsiasi luogo prescelto. Il proiettore può essere usato per operazioni psicologiche e per l’attuazione di strategie percettive. Può essere impiegato anche per creare illusioni ottiche e per l’occultamento, creando una temporanea distrazione a danno di un avversario dotato di armamenti non sofisticati.


Sistema ibrido laser ad alta energia

Breve descrizione

Il sistema ibrido laser ad alta energia consiste di numerose installazioni a terra, di laser chimici ad alta energia e di una costellazione di specchi collocati nello spazio. Questo apparato può essere impiegato nell’ambito di una molteplicità di operazioni. Il laser ad alta energia può colpire bersagli nell’atmosfera, nello spazio e sulla terra, riflettendo un raggio. Può essere adoperato anche per individuare dei bersagli, per la rimozione di detriti spaziali di limitate dimensioni (da uno a dieci centimetri).

The Airborne Laser aircraft, a new futuristic defensive (?) weapon used to shoot down enemy missilesSistema globale per colpire intere aree

Breve descrizione

Il sistema globale per colpire intere aree consiste di un sistema laser ad alta energia, di un sistema d’arma cinetica e di un velivolo transatmosferico. Il sistema laser è basato su installazioni a terra e su specchi nello spazio che dirigono l’energia verso l’obiettivo prescelto. Il sistema d’arma cinetica consiste di proiettili teleguidati con o senza detonatori di esplosivi. Il velivolo transatmosferico si basa su una piattaforma flessibile utile per rifornire installazioni nello spazio e può essere usato per un rapido intervento di forze speciali.


Arma spaziale a microonde ad alta energia

Breve descrizione

L’arma spaziale a microonde ad alta energia è un sistema in grado di colpire obiettivi sulla terra, nell’atmosfera e nello spazio, con un differente potenziale distruttivo. Consiste in una costellazione di satelliti che possono dirigere una banda ultralarga di microonde sui bersagli. Il suo effetto può generare alti campi elettromagnetici sull’area colpita, la cui superficie può variare da 10 a 100 metri. Inoltre, può interrompere o distruggere ogni apparato elettronico.


Sistema laser ad alta energia alimentato dal sole

Breve descrizione

Il sistema laser ad alta energia alimentato dal sole è un insieme di stazioni laser della potenza di svariati megawatts, che può essere usato in diversi contesti. Come arma, può centrare bersagli sulla terra, nell’atmosfera e nello spazio. Come sistema di sorveglianza, può operare usando il laser a bassa potenza per illuminare l’area di intervento.


Sistema per neutralizzare gli asteroidi

Breve descrizione

Il sistema per neutralizzare gli asteroidi protegge la terra e la luna dall’impatto degli asteroidi, sia respingendoli sia frantumandoli, di modo che non costituiscano più una minaccia. Il sistema di deflessione può essere integrato servendosi di ordigni nucleari.


Sistema di analisi e di modificazione meteorologica

Breve descrizione

Il sistema di analisi e di modificazione meteorologica consiste in una rete globale di sensori definiti “guerrieri del tempo” (Smart dust) in grado di monitorare e di predire accuratamente i fenomeni meteorologici con le loro conseguenze sulle operazioni militari. Una serie di strumenti di modificazione meteorologica consente la manipolazione dei fenomeni atmosferici su piccola o media scala per incrementare le capacità strategiche delle proprie forze militari e per indebolire quelle dell’avversario. Si possono indurre le precipitazioni o inibirle, usando particolato disseminato nell’atmosfera o energia diretta. E’ possibile potenziare e scatenare fenomeni atmosferici inseminando le nubi. Strumenti a microonde sulla terra e specchi ionosferici vengono impiegati per le comunicazioni radio e per facilitare o interrompere i segnali radar. Si possono usare cariche ionosferiche per danneggiare navi spaziali (spacecaft) ed usare raggi a microonde.


Ringraziamo l'amico Davy per la ricerca compiuta e la collaborazione.


Fonte: Tanker Enemy